Disturbo borderline - il copione

Alice Banfi

Residenza: Camogli (Ge)

Leggendo il testo del dott. Correale, “Come il paziente vive se e il mondo” ho ragionato sulla possibilità che non solo determinate azioni ripetute, certi impulsi possono cristallizzarsi nella memoria di un borderline ma anche traumi di vario genere, avvenuti nell’infanzia e quindi le relazioni, le emozioni, gli stati d’animo legati ai traumi ed agli “attori” del trauma. Per schemi cristallizzati intendo il discontrollo degli impulsi di persone con modello di personalità borderline.
Immagino il “tempo zero” di cui parla Correale come una cristallizzazione di un evento traumatico, che rimane immutabile nel tempo, nella memoria e nel sentimento, ma che continua a ripresentarsi nella vita di una persona con modello di personalità borderline in forme simili, anche se con altri attori che sostituiscono e somigliano a quelli del trauma originario.
Questa ri-presentazione della “scena” non è casuale, è incosciamente ricercata dal borderline, come se non ne potesse fare a meno, come se non fosse capace di avere relazioni importanti, differenti da quelle che fanno parte di quel “copione” cristallizzato nella memoria.
Proverò ad essere più chiara facendo una serie di esempi.
Prima accennavo a “traumi di vario genere”, con questo intendevo dire che per un bambino molte cose possono essere gravemente traumatiche, non solo lutti, abusi sessuali, maltrattamenti, ecc. ma anche separazioni e traumi che dipendono dal vissuto personale di ogni bambino e dalla sua sensibilità.
Ma la mia esperienza sono io e le persone che conosco: nella maggioranza dei casi il primo trauma è quello di aver subito un grave abuso sessuale in età infantile o pre-adolescenziale, ed io partirò da questo per fare un esempio (userò dei nomi di fantasia e cambierò alcuni contesti, luoghi, professioni, per il rispetto della privacy delle persone di cui sto parlando).
Giulia subisce abusi sessuali e maltrattamenti da parte del padre dalla prima infanzia fino all’età adulta.
Giulia non è in grado di difendersi dal padre, non riesce a denunciarlo né a dirgli di smettere.
Nonostante Giulia sia stata abusata ripetutamente e picchiata violentemente, riportando gravi traumi, non riesce a dire “no” al padre, solo da grande riesce ad allontanarsi ed evitare di rivederlo.
Quando raramente s’incontrano trova scuse e “trucchetti” per evitare di venir toccata (es. al bar si siede distante dal padre poggiando la borsa sulle gambe per non permettergli di arrivare a toccargliele).
Giulia ha un grave disturbo di personalità borderline, con sintomi d’anoressia/bulimia, impulsi autolesionistici, tentativi suicidari e abuso di sostanze.
Quando conosco Giulia, lei ha una relazione sentimentale con Stefano, un ragazzo dolce che la riempie di attenzioni.
Mi rendo conto dalle confidenze sia di Stefano che di Giulia che lei non ha voglia di avere rapporti sessuali, inventa scuse per evitarli, non dice mai di no al suo partner, quindi talvolta, controvoglia, lo accontenta.
Con il passare del tempo Giulia deve trovare sempre più scuse per evitare i rapporti sessuali e la sua anoressia nel frattempo si aggrava.
Stefano non comprende per quale motivo Giulia eviti il rapporto intimo, in breve la relazione si conclude.
Dopo non molto tempo Giulia trova un altro compagno, Marco.
Marco passa molto tempo a coccolare Giulia,le fa teneri regali ma è più insistente di Stefano riguardo al sesso, ed ottiene spesso ciò che desidera da lei.
La mia amica mi confida che in occasione di un rapporto orale con Marco, ha provato un notevole disgusto.
Poi mi racconta che in passato un altro fidanzato l’aveva costretta allo stesso rapporto, forzandola fisicamente e che lei non era riuscita a ribellarsi. Era riuscita solo a dire “non voglio”, poi era stata sottomessa.
Finita la relazione con Marco, Giulia ha un nuovo compagno, Sandro, ma mi parla poco dei
rapporti sessuali con lui.
Solo dopo la separazione da questo, mi racconta che Sandro la obbligava ad avere rapporti sessuali violenti, che lei non voleva avere.
Giulia mi racconta che diceva al suo compagno: “Non voglio” ma poi non riusciva ad opporre alcuna resistenza.
Giulia in quell’occasione mi chiede se ritengo che si tratti di violenza sessuale, io le rispondo di sì, che lo è.
Tutto questo accade nell’arco di tre anni, prima non conoscevo Giulia e non posso sapere come siano state le sue relazioni di coppia.
Analizzando le tre “storie”, è abbastanza evidente come Giulia identificasse il proprio compagno con il padre, sia che il partner fosse dolce e gentile sia che fosse violento, Giulia si comportava con lui così come si era comportata con il padre, lo viveva come una figura indispensabile affettivamente ma potenzialmente pericolosa, dal quale desiderava coccole e non sesso.
Nel momento in cui le venivano richieste prestazioni sessuali, come con il padre, non era in grado di ribellarsi, l’unica fuga era inventarsi scuse più o meno plausibili.
Tanto più il “quadro” è somigliante al trauma cristallizzato, tanto più Giulia si comporta secondo quel copione; così quando subisce violenze da Sandro, non ne parla con me, non ne parla con nessuno per moltissimo tempo, così come faceva da bambina e da adolescente quando veniva abusata dal padre.
La mia storia non è molto differente da quella di Giulia, così come da quelle di molti altri.

Ma poiché c’è un modo per spostare gli “schemi cristallizzati degli impulsi” e sostituire risposte disadattive con risposte adattive ci deve essere un modo per scongelare quel trauma che sta al principio di tutto.
Per ora so solamente che ci sono dei passi essenziali da compiere:
- Liberarsi dal senso di colpa.
- Distinguere tra chi è la vittima e chi il carnefice/persecutore.
- Liberarsi dall’idea di aver indotto, sedotto il nostro carnefice/persecutore.
- Se è possibile: avere un “risarcimento”.

Es. di risarcimento: Giulia compiuti 35 anni ha fatto causa al padre, riuscendo finalmente a definire chi è la vittima e chi il carnefice ed ottenendo soprattutto un grosso risarcimento morale.
Ora Giulia ha una relazione stabile, sana e felice con un nuovo compagno e riesce lentamente ad affrontare i suoi problemi sessuali e di relazione.
I quattro passi essenziali valgono anche per persone che hanno subito altri traumi, come l’abbandono da parte di un genitore, un lutto importante, l’essere stati trascurati da bambini ecc.
Sono certa però che questo non basti, che non sia questa la “formula” per fermare questa assurda ripetizione all’infinito dello stesso “copione”.
E’ qualcos’altro che deve cambiare.
Forse è mettere in discussione il “copione”, analizzarlo e contrastarlo nel suo ripresentarsi in diverse forme in tutte le relazioni.
Così come quando in alcune occasioni, per evitare di dare una risposta disadattiva, ad esempio tagliarmi, mi sono dovuta fermare a pensare per trovare una risposta adattiva, allo stesso modo, se fossi Giulia e il mio compagno mi chiedesse di avere un rapporto sessuale che non desidero, dovrò fermarmi e trovare una risposta differente da quelle che solitamente ho dato, una risposta che non è nel mio “copione”. Devo provare dapprima a pensare una risposta adattiva, se non riesco a esprimerla immediatamente, e poi a dirla. Di conseguenza devo provare anche a comportarmi diversamente rispetto a quel copione.
La prima volta in cui Giulia ha cambiato il copione è stato nel momento in cui ha denunciato il padre.
Se Giulia riesce a modificare il “suo ruolo”, muta automaticamente anche il ruolo “dell’altro” e quindi il copione.

Alice Banfi.

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